#55 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

LA BALLATA DELLA CITTÀ ETERNA

Luca Di Fulvio

La consacrazione della nascente Italia e l’esaltazione di un giovane amore

TRAMA

Roma 1870. Il vecchio mondo crolla e il nuovo sta per nascere.

Stato Pontificio, 1870. L’orfano Pietro è fuggito da Novara insieme alla Contessa, una donna dagli occhi color ametista e dall’eleganza innata. Marta è cresciuta viaggiando insieme ai circensi: quando era bambina, il vecchio cavallaro Melo l’ha accolta sul suo carro insieme a giocolieri, acrobati e trapezisti. I loro destini si incrociano per caso, come i loro sguardi. Quando arrivano a Roma, restano entrambi a bocca aperta: nessun posto è così bello e corrotto insieme, così marcio e così incantevole. Eppure, a meno di un decennio dall’unificazione del Regno d’Italia, la Città Eterna è una polveriera. “Roma libera” è il motto segreto che passa di bocca in bocca tra botteghe e palazzi, tra gli straccioni dei vicoli e tra i giovani aristocratici del Caffè Perilli: “Siamo tutti fratelli, tutti carne italiana”. Ma cosa significa davvero essere italiani? Cosa significa essere fratelli per due come loro, che non hanno mai avuto una casa e una famiglia? Mentre la tensione sale e le truppe del Papa sorvegliano le strade vicino a Porta Pia, Marta e Pietro dovranno farsi coraggio e decidere da che parte stare, prima che là fuori cominci la battaglia.

RECENSIONE

Luca Di Fulvio ci accompagna, in un viaggio storico romantico, verso la liberazione di Roma e della sua unione al nascente Regno d’Italia.

Il romanzo si configura perfettamente come romanzo storico. L’ambientazione, i fatti storici, i personaggi con la loro provenienza e le passioni trasmesse permettono al lettore di rivivere un’epoca importante e unica per la nascita del Regno d’Italia e del futuro Stato italiano.

Infatti, attraverso un percorso intenso e non privo di colpi di scena il lettore percepisce chiaramente quale potesse essere l’atmosfera vissuta all’epoca dei fatti dai futuri italiani protagonisti del racconto

La storia ruota fondamentalmente intorno alla vita di due giovani adolescenti: Pietro orfano salvato dall’orfanotrofio da una nobil donna con la quale fugge a Roma pontificia per fuggire ai persecutori; e Marta, orfana, anche lei, che insieme a Melo e al suo circo gira il neonato Regno d’Italia e la Roma pontificia.

Proprio a Roma i due adolescenti si conoscono e insieme collaborano alla sua liberazione e all’annessione al Regno d’Italia.

L’intreccio creato dall’autore esprime bene i sentimenti di un amore nascente e crescente per tutto il corso del romanzo e parallelamente la fase finale della liberazione di Roma, con la Breccia di Porta Pia, durante la quale l’incertezza e la tensione dominano la scena politica e storica della città Eterna.

Di Fulvio dimostra con questo lavoro la capacità di attirare l’attenzione del lettore nelle trame storiche di eventi complessi dal punto di vista del loro svolgimento, senza mai tralasciare le storie personali di tutti i personaggi coinvolti nella storia.

I personaggi inseriti sono numerosi e ognuno di loro ha caratteristiche e peculiarità uniche ed originali. Questi elementi conferiscono al racconto imprevedibilità e fascino che trascinano la lettura in un viaggio che sembra non aver fine.

L’autore trasmette efficacemente la passione e le emozioni delle persone che all’epoca hanno liberato Roma e hanno permesso la completa unificazione del Regno d’Italia, senza scadere mai in banalità e in storie personali dagli esiti scontati.

Autore: Luca Di Fulvio
Editore: Rizzoli
Pagine: 640
Anno di prima pubblicazione: 2020
Genere: romanzo
Età lettura consigliata: 16 +

CITAZIONI

“”Devo andare” disse Marta. “Aspetta” fece Livio, con un’improvvisa urgenza, come se solo in quel momento avesse realizzato che stava per perderla. Rimase un attimo immobile e poi la prese per le spalle. Non con la foga del patriota, ma come un giovane qualsiasi. L’attirò a sé e la baciò sulle labbra, con delicatezza.

“Addio” disse staccandosi e corse via.

Marta rimase lì, sulla spiaggia, troppo a lungo. Sentiva un turbinio di emozioni dentro di sé.

E, quando si accorse che la carovana si mise in marcia senza di lei, si precipitò per la strada e montò al volo sul carro di Melo. “Dove diavolo ti eri cacciata?” esclamò il cavallaro.

Marta non rispose. Ansimava. Ma non per la corsa. Sentiva ancora il formicolio del bacio di Livio sulle labbra.

Strinse il pacco di volantini. E sorrise. Perché quel bacio per lei non aveva nulla a che fare con l’amore. Era piuttosto il bacio di un fratello”

“Perché non esisteva una meretrice così straordinaria nel mondo intero. E tutti quelli che la odiavano, la sera, maledicendola mentre si addormentavano, l’indomani si svegliavano rassegnati ad amarla di nuovo e di nuovo a farsi ingannare e tradire.  

Ora che Nella era tornata, anche lei si era fatta fregare. Perché era la sua casa. E da qui doveva ripartire, se voleva ritrovare il filo della sua vita, che aveva lasciato cadere per terra, scappando a occhi chiusi e orecchie tappate.”

“”Voi avete guardato il barbone” rispose Pietro. “Io invece vedo l’uomo in marsina. Un uomo ricco che ne scavalca un altro, miserabile e disperato, come se non esistesse”.

“Ah, abbiamo una lezione di morale in corso!” disse il principe con tutto il sarcasmo e il disprezzo che poté. “E il gatto? E i ragazzini? Che morale ci insegnano?”. “Il gatto è il popolo affamato”. “Addirittura!”. Pietro si sorprese di quello che aveva appena detto. Non aveva scattato la fotografia con quell’intenzione. Ma la protervia del principe, la supponenza di Ludovico che poteva fare il rivoluzionario senza rischiare nulla, e soprattutto l’inferno che stava vivendo lui gli avevano aperto una voragine di rabbia nell’animo. E la rabbia gli aveva aperto gli occhi. E messo una parola in bocca: Ingiustizia.”

Bear Krustowsky

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