#30 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

Joël Dicker

GLI ULTIMI GIORNI DEI NOSTRI PADRI

Settant’anni dopo i fatti narrati, Gli ultimi giorni dei nostri padri è uno dei primi romanzi a evocare la creazione della SOE e a raccontare le vere relazioni tra la Resistenza e l’Inghilterra di Churchill

TRAMA

Londra, 1940. Per evitare la distruzione dell’esercito britannico a Dunkerque, Churchill ha un’idea che cambierà il corso della guerra: creare una squadra dei servizi segreti che lavori nella segretezza più assoluta, la SOE, Special Operations Executive. La SOE è incaricata di azioni di sabotaggio e intelligence tra linee nemiche: la novità è coinvolgere persone tra la popolazione locale più insospettabile. Qualche mese dopo, il giovane Paul-Emile lascia Parigi per Londra nella speranza di unirsi alla Resistenza. Subito reclutato dalla SOE, è inserito in un gruppo di connazionali che diventeranno suoi compagni e amici del cuore. Addestrati e allenati in Inghilterra, i soldati che passeranno la selezione verranno rimandati nella Francia occupata e scopriranno presto che il controspionaggio tedesco è già in allerta… L’esistenza stessa della SOE è rimasta a lungo un segreto. Settant’anni dopo i fatti, “Gli ultimi giorni dei nostri padri” è uno dei primi romanzi a evocarne la creazione e a raccontare le vere relazioni tra la Resistenza e l’Inghilterra di Churchill.

RECENSIONE

Dicker è riuscito a rendere umana la guerra ed è riuscito a farlo caratterizzando i suoi personaggi di sentimenti e valori che resteranno intatti nonostante le atrocità e le nefandezze degli Uomini contro gli Uomini. È proprio questa la sfida che dovranno affrontare i protagonisti: riuscire a restare Uomini, cioè umani, anche dopo aver subito la guerra e l’odio perpetrato da altri Uomini. Attraverso le vicende raccontate nel romanzo, l’autore mette in evidenza la straordinaria importanza dei sentimenti per l’umanità. È solo grazie all’amore e alla resilienza se l’umanità è riuscita a sopravvivere a se stessa. Così i protagonisti del libro si troveranno a scoprire il lato oscuro della propria personalità e al contempo il bene più profondo per gli Uomini. Dicker ha una scrittura profonda e leggera, complessa e diretta, semplice ma mai banale. Riesce a trasmettere al lettore sensazioni, profumi e atmosfere senza mai stancare e annoiare. Gli ultimi giorni dei nostri padri è un libro da leggere con attenzione e dedizione, quasi a perdifiato, poiché trasmette con estrema lucidità alle generazioni future gli effetti, negativi e positivi, della guerra sull’umanità.

 

Autore: Joël Dicker

Titolo: Gli ultimi giorni dei nostri padri

Anno prima pubblicazione: 2017

Editore: Bompiani

Collana: Tascabili narrativa

Genere: Romanzo storico

Pagine: 464

Età di lettura consigliata: 18+

CITAZIONI

-“Il sogno permette a chiunque di sopravvivere. Chi sogna non muore mai, perché non dispera mai. Sognare significa sperare.”

-“Nessuno vuole ribellarsi, nessuno: la ribellione imbarazza la gente.”

-“Soffrirai profondamente, fratello mio, quando scoprirai quanti nostri simili sono contagiati dall’odio – anche tra i nostri amici, anche tra i nostri parenti, te l’ho detto. E sai perché? Perché sono vigliacchi. Ma un giorno la pagheremo, la pagheremo per non aver avuto il coraggio di drizzare la schiena, di urlare contro le azioni più infami.”

-“Era stata indubbiamente quella la prova più difficile, sopravvivere al disastro dell’umanità, non rassegnarsi e tener duro. Le torture sono torture: fanno male – un po’, molto… – ma poi il dolore scompare. E lo stesso con la morte: la morte è soltanto la morte. Ma vivere da Uomo in mezzo agli uomini, invece, era una sfida quotidiana.”

-“Il mondo è troppo piccolo perché si possa giurare di non rivedersi mai più. Si perdono di vista solo quelli che lo vogliono davvero.”

 

Bear Krustowsky

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#29 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

Roberto Piumini

STORIA A PUNTINI

Silvia è una bambina che adora le fragole. Il suo pappagallo dal trespolo non perde occasione per ripeterle: “Brava”. La sua mamma le prepara marmellate e ottime crostate… ma i puntini dove sono?

L’AUTORE

Roberto Piumini, nato a Edolo in Valcamonica nel 1947, vive tra Milano e Buonconvento presso Siena. È autore di libri dal 1978: romanzi, racconti, poemi, poesie e traduzioni. Per bambini e ragazzi è tra gli scrittori italiani più conosciuti e suoi testi sono tradotti all’estero. Per i lettori adulti è autore di romanzi e di fortunate raccolte di poesia. Ha tradotto i sonetti di Shakespeare per Bompiani e poemi di Browning per Interlinea. È stato fra gli autori e ideatori della trasmissione televisiva RAI L’Albero Azzurro.
Ha scritto e condotto le trasmissioni radiofoniche Radicchio e Il Mattino di Zucchero. Ha scritto e scrive testi per opere musicali, in collaborazione con musicisti italiani ed esteri. Ha scritto soggetti e sceneggiature per cartoni animati e cortometraggi. 
In campo poetico, da Feltrinelli è in uscita La nuova commedia. Per Interlinea ha pubblicato la raccolta di poesie Non altro dono avrai, oltre a libri per bambini nella collana “Le rane” (l’ultimo è La battaglia dei colori). Nel 2014 è uscita, sempre per Interlinea, la raccolta poetica I silenziosi strumenti d’amore, con una nota di Umberto Piersanti.
Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo anche Mi leggi una storia?, illustrata da Altan e uscita per Einaudi Ragazzi nel 2016.

 

RECENSIONE

Roberto Piumini pubblica nel 2008 “Storia a puntini”, un libro per l’infanzia illustrato magicamente da Manuela Trimboli attraverso disegni e fotografie “ritagliate” di oggetti vari……un po’ “particolari”.

“Bravaaaaa”questo è in grado di dire Pablo, il pappagallo della piccola Silvia che ha una grande passione per le fragole. La zia ha un grande giardino dove coltiva i golosi frutti, d’estate la piccola indossa il suo vestitino preferito, ovviamente decorato con tante fragoline, e va a raccoglierne nel bosco per poi gustarle in tutte le salse. Una mattina, mentre la bambina si lava i denti, nota un puntino rosso sul suo bel nasino: piano piano si riempie tutto il suo corpo! La mamma, allora, accompagna Silvia dal dottore che riscontra “un po’ di morbillo”; la bimba, dispiaciuta, pensa di non poter mangiare più fragole, ma la sua mamma la tranquillizza con una super sorpresa: la crostata di fragole!! La cosa che le piace di più al mondo!

Chissà, magari dopo aver letto questa coloratissima storia alle vostre bambine e ai vostri bambini potrebbe venirvi voglia di disegnare insieme una bella fragola tutta rossa e… a puntini.

Autore: Roberto Piumini

Titolo: Storia a puntini

Curatore: G. Casella, D. Valente

Illustratore: M. Trimboli

Anno prima pubblicazione: 2008

Editore: Coccole e caccole

Genere: Letteratura per l’infanzia

Pagine: 28

Età di lettura consigliata: 3+

 

 

Elisabetta

#28 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

Sergej Michajlovič Ėjzenštejn

LEZIONI DI REGIA

Le concezioni teoriche di Sergej Ėjzenštejn, indispensabili per avvicinarsi ai meccanismi dell’arte registica, sono state trascritte da uno dei suoi allievi e raccolte in questo volume, che riunisce l’eccezionale esperienza creativa del regista russo e l’esperienza storica di una delle piú innovative stagioni del cinema mondiale.

TRAMA

Le Lezioni di regia sono il frutto della trasposizione, avvenuta per mano dell’allievo Niznij, di alcuni degli insegnamenti impartiti dal regista sovietico Sergej Michajlovič Ėjzenštejn agli studenti del Gik, l’Istituto Statale di Cinematografia avente sede a Mosca. Gli argomenti oggetto di discussione sono: soluzione registica, messa in scena, scansione filmica, inquadratura e problemi di composizione.

 

RECENSIONE

Si tratta di una monografia particolarmente interessante in quanto l’impianto dialogico, avente una lontana ascendenza socratica, rende piacevole il confronto con le concezioni teoriche di colui che, limitatamente al contesto nel quale si trova ad operare, ama definirsi come «regista dalle venti teste».
L’intelaiatura adottata, inoltre, fa sì che la ricerca della soluzione al problema prospettato dal docente risulti appassionante per lo stesso lettore, giacché consente l’immedesimazione nella figura
dell’allievo coinvolto nel processo di apprendimento. Altra nota positiva è data dall’inserimento di rappresentazioni grafiche basilari, che agevolano nella visualizzazione delle diverse proposte avanzate. L’unico difetto è riscontrabile nella scelta di non includere, nello scritto, un campione esemplificativo di una «lezione a due voci», dal momento che avrebbe reso possibile la percezione della correlazione potenzialmente instaurabile tra il regista e un’altra figura professionale.

Autore: Sergej Michajlovič Ėjzenštejn

Curatore: Paolo Gobetti

Titolo: Lezioni di regia

Anno prima pubblicazione: 1964

Editore: Einaudi

Genere: Monografia

Pagine: 218

Età di lettura consigliata: 18+

DAL LIBRO

Le riproduzioni qui riportate costituiscono un esempio di divisione della messa in scena in nodi di montaggio; l’episodio oggetto di esercitazione è tratto dalla storia del movimento di liberazione dell’isola di Haiti e, nello specifico, è quello relativo al tentativo di cattura di Dessalines da parte delle autorità francesi.

 

 

 

 

 

 

Arwen Wayne

#27 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

PAULLINA SIMONS

Il Cavaliere d’inverno

“Su uno sfondo così catastrofico emerge la storia d’amore dei nostri protagonisti Tatiana e Alexander, un amore che è talmente forte da andare oltre ogni difficoltà, oltre il dolore della perdita, oltre la fame e perfino oltre la morte.”

TRAMA
Leningrado, 1941. In una tranquilla sera d’estate Tatiana e Dasha, sorelle ma soprattutto grandi amiche, si stanno confidando i segreti del cuore, quando alla radio il generale Molotov annuncia che la Germania ha invaso la Russia. Uscita per fare scorta di cibo, Tatiana incontra Alexander, un giovane ufficiale dell’Armata Rossa che parla russo con un lieve accento. Tra loro scatta subito un’attrazione reciproca e irresistibile. Ma è un amore impossibile, che potrebbe distruggerli entrambi. Mentre un implacabile inverno e l’assedio nazista stringono la città in una morsa, riducendola allo stremo, Tatiana e Alexander trarranno la forza per affrontare mille avversità e sacrifici proprio dal legame segreto che li unisce.

RECENSIONE

“Il cavaliere d’inverno” è entrato nella mia libreria senza particolari aspettative. Era estate ed avevo voglia di leggere un bel romanzo. Non conoscevo l’autrice ma, ho sempre amato i romanzi storici e questo è bastato per dargli una possibilità. Mai e poi mai mi sarei aspettata che quel libro sarebbe diventato uno dei miei preferiti, da consigliare assolutamente!

La storia tra la giovane Tatiana e l’ufficiale Alexander è la storia di un amore epico, totalizzante, proibito ma a cui non si può fuggire.

Tatiana è una ragazza buona, instancabile, una sognatrice dolcissima ma con una forza dentro di sè incredibile. Alexander è un giovane uomo che scoprirete pagina dopo pagina. Burbero, affascinante, testardo ma allo stesso tempo premuroso. Io potrei descriverli così in poche parole ma, vi assicuro che Paullina Simmons è riuscita a dar vita a due personaggi reali, che cambiano a causa degli eventi ma che allo stesso tempo rimangono fedeli a se stessi e alle loro origini.

Uno sguardo alla fermata del bus fa scattare la scintilla, aziona i meccanismi innarestabili del destino e in pochi secondi inizia tutto. Pochi secondi sono bastati per far innamorare due persone ma allo stesso modo sono bastati a stravolgere le loro vite e quelle di una nazione intera. In quello stesso giorno, infatti, Hitler annunciava al mondo l’inizio delll’assedio della Russia da parte dei tedeschi. La guerra era alle loro porte e non avevano ancora idea di quanto ciò avrebbe sconvolto le loro vite. L’autrice sceglie di descrivere con grande attenzione e veridicità quello che è stata la Seconda Guerra Mondiale per coloro che hanno cercato di sopravvivere ad essa e per chi l’ha combattuta. La fame, il costante terrore di morire, la paura per le persone amate, l’ingiustizia e l’incertezza per il futuro. Il lettore viene completamente immerso nella Russia del 1941 e riesce a sentire tutto ciò attraverso i due protagonisti che da quella guerra non solo cercano di sopravvivere ma di vivere, l’uno per l’altra.

 

Autore: Paullina Simons

Editore: Rizzoli

Anno prima pubblicazione: 2003

Pagine: 700 p.- Brossura

Genere: Narrativa Straniera

Età Lettura consigliata: 18+

SEQUEL: Tatiana & Alexander / Il Giardino d’estate

 

CITAZIONI

“Mangiò in fretta e salì sul tetto; lì, si sedette a scrutare il cielo per avvistare gli aerei nemici. Ma, anche se fossero venuti a radere al suolo l’intera città, non se ne sarebbe accorta perché l’unica cosa che riusciva a vedere erano gli occhi appassionati di Alexander, l’unica cosa che riusciva a sentire era la sua mano sul cuore che le batteva forte”

“Se vuoi sapere chi sei poniti tre domande: in che cosa credi? In cosa speri? Che cosa ami?”

“La guerra era il caos cosmico, un disordine martellante che annientava lo spirito, che spazzava via gli esseri umani e li lasciava insepolti sulla fredda terra. Tatiana era l’ordine. Era materia finita in uno spazio infinito”

 E.P.

#26 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

DIEGO DE SILVA

Divorziare con stile

C’è un avvocato napoletano semi- disoccupato Vincenzo Malinconico  il cui carattere riflette il suo cognome, una bella e simpatica cliente, Veronica Starace Tarallo, pronta a divorziare da un facoltoso e cinico collega di Vincenzo e una serie di personaggi bizzarri tra i quali Benny Lacalamita, Espedito Lenza, Pino Silvestre, Duccio Crivelli alias “Gaviscon” che daranno vita ad una moltitudine di equivoci e situazioni imbarazzanti e grottesche che vi faranno innamorare di questo romanzo…

 

TRAMA

“Ci sono personaggi che continuano a camminarci in testa anche a libro chiuso, tanto vivi che sembra d’incontrarli in giro. Vincenzo Malinconico è così, funziona per contagio. Spara battute a mitraglia e ci costringe a pensare ridendo. Questa volta lui e la sua voce sono alle prese con la causa di separazione di Veronica Starace Tarallo, bella da stordire e per nulla disposta a darla vinta al marito (avvocato cinico, ricco, spregiudicato e cafone) che vorrebbe liquidarla con due spiccioli. Una lotta che si annuncia impari tra un uomo che sulle manovre spregiudicate ha costruito fama e fortuna e l’avvocato semi-disoccupato Malinconico, quasi geniale, quasi risolto, quasi felice. Un uomo a cui manca sempre tanto così.”

RECENSIONE

Questo romanzo di Diego De Silva (scrittore di numerosi libri tradotti in vari Paesi del mondo, sceneggiatore e giornalista italiano, che collabora a “Il Mattino” e “L’Espresso”) è il quarto ad avere come  protagonista  l’Avvocato Vincenzo Malinconico, un legale napoletano quasi cinquantenne, mezzo disoccupato, divorziato, dalla battuta sempre pronta, circondato da amici e parenti con nomi strampalati  e caratteristiche quasi comiche. E’ un romanzo che si legge tutto d’un fiato,  anche per chi non ha letto gli altri tre, perché sin dalle prime pagine le vicende personali e private di Vincenzo Malinconico che sono narrate con un linguaggio scorrevole e divertente, da commedia, alternando lessico giuridico a parole  in dialetto napoletano  e abbastanza colorite, con dialoghi a volte improbabili  tra i vari personaggi ma che costituiscono un delizioso contorno al romanzo, coinvolgono il lettore in un modo da far apparire il protagonista come il vicino della porta accanto con i suoi pregi e difetti. In “Divorziare con stile” si comincia dalla spiegazione del perché Vincenzo Malinconico non ama i Giudici di Pace e uno in particolare Pestalocchi (che già il nome è tutto un programma), il quale deve decidere riguardo ad una causa  che lo vede come legale di una delle parti  della controversia e dalla cui causa  si snodano tutte le vicende  in questo romanzo. Si ripercorre l’infanzia di Vincenzo con zio Mik,che è anche il suo assistito nella causa con Pestalocchi giudice a cui Malinconico non risparmia critiche, frecciatine e anche altro, il suo sentirsi un professionista squattrinato,  sino ad arrivare all’incontro col suo vecchio collega di praticantato Benny Lacalamita, viziato avvocato figlio di papà con studio ben avviato, che nella vita avrebbe voluto far tutto fuorchè indossare la toga e che ben presto si rileverà essere una risorsa per Vincenzo e poi al probabile rilancio della sua carriera, grazie al mandato ad assistere la bella Veronica Starace Tarallo in una causa di divorzio. Veronica una donna di cui tutti si innamorano al primo sguardo quando entra in un ristorante o mentre passeggia per la città, all’apparenza la classica femme fatale ricca, famosa, sposata con l’altrettanto  famoso, spregiudicato e facoltoso  avvocato Ugo Maria Starace Tarallo,  principe del foro di Napoli al contrario di Vincenzo. Veronica che sceglie proprio Malinconico in quanto agli antipodi del suo quasi ex marito per farsi assistere nel divorzio e che ben presto dimostrerà di  essere una donna molto intelligente e sensibile e al cui fascino Vincenzo non sa se resistere o meno. Malinconico inoltre, nonostante tutti i suoi guai professionali e i suoi dilemmi esistenziali deve anche fare i conti con la sua famiglia, con Alagia, la figliastra che considera sua figlia  a tutti gli effetti, con la ex moglie Nives, il figlio Alfredo, con i suoi ex compagni di liceo come Pino Silvestre o “Gaviscon” che non ha nessuna voglia di vedere e un coinquilino di studio al quanto particolare. Il romanzo di De Silva con humor e comicità attraverso l’Avvocato Vincenzo Malinconico e le sue vicende personali e professionali delinea un quadro della situazione economica e sociale che si vive nell’ Italia di oggi, che coinvolge non solo il  mondo delle professioni legali, ma tanti altri aspetti della nostra società tanto è che ognuno di noi ben può rispecchiarsi in uno dei personaggi della narrazione e per questo “Divorziare con stile” è da leggere assolutamente!

                                                                                                                      Autore: Diego De Silva

                                                                                                   Editore: Einaudi

                                                                                                                 Collana: Super ET

                                                                                                                       Anno di pubblicazione: 2019

                                                                                                                       Pagine: 382

                                                                                                                       Genere: Narrativa contemporanea

                                                                                                                        Età: 18

 

CITAZIONI

 “Quando entriamo in aula, Pestalocchi ha già preso possesso della scrivania e se la tira manco un presidente di Cassazione. Quanto gli piace trattare gli avvocati dall’alto in basso, salutandoli con il vago cenno d’assenso di chi ha fatto troppa carriera per dire Buongiorno, non potete neanche immaginarvelo”

“Gli avvocati che lavorano per vivere devono confrontarsi ogni giorno con questa sottovalutazione sociale diffusa che si nutre dell’inefficienze della giustizia per accanirsi su di loro e trattarli da complici in un sistema lento e guasto”

“Un pomeriggio uggioso di metà ottobre Oliviero Carmine, alias zio Mik, da me rappresentato e difeso nella causa di svolgimento in corso davanti al giudice di Pace Pestalocchi Pasquale, camminando di buona lena a testa bassa per ripararsi dalla pioggia, nel tentativo di accedere al Non solo Coffee Bar, Tabacchi e scommesse di Galloppo Lucia Santa, non notando la porta a vetri dell’esercizio di rivendita, impattava violentemente contro la medesima, riportando una frattura al setto nasale.”

“Benny l’ho conosciuto nel secolo scorso. A frequentare le aule penali, all’epoca eravamo in pochi per cui ci contavamo sulle dita.”

“Veronica S. Tarallo ha la presunzione di poter apparire nella vita degli uomini che le interessano in qualunque momento del giorno e della notte “

“Chissà che non dipenda dal mio cognome questo carattere che mi ritrovo. E non è mica un effetto dell’età che avanza. A sette anni ero già così”

                                                                                                                                                                     S.R.

#25 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

LA CULTURA E’ COME LA MARMELLATA

Marina Valensise

 

 

“La cultura è come la marmellata. Promuovere il patrimonio italiano con le imprese”

Cosa ha a che fare la cultura con la marmellata ? E con un’ esuberante e brillante Italiana a Parigi ? E poi con l’Istituto Italiano di cultura ospitato presso lo storico ed eterno Hotel de Galliffet da ristrutturare con carenza di risorse ? E con dei simpatici e lungimiranti imprenditori  Italiani con una tenacia di ferro ?

 

 

 

TRAMA

«La cultura è come la marmellata: meno ne hai, più la spalmi». Marina Valensise parte da questo slogan, apparso sui muri della Sorbona nel maggio ’68, per illustrare uno dei paradossi italiani: il paese con il patrimonio più ricco del mondo è incapace di valorizzarlo, mentre altri prosperano su fortune molto meno cospicue. Fin dal titolo, il suo libro ha il sapore di una provocazione, ma è frutto di un’esperienza concreta. Tra il 2012 e il 2016, infatti, l’autrice ha diretto l’Istituto italiano di cultura a Parigi ed è riuscita a rinnovarne la sede, a moltiplicare il numero dei suoi frequentatori e a raddoppiare le entrate proprie rispetto alla dotazione statale. Il segreto? La virtuosa contaminazione e la potente sinergia tra pubblico e privato a favore del patrimonio, che Marina Valensise ripercorre in queste pagine proponendole come modello di valorizzazione partecipata. La differenza di impostazione non è banale e sta in un concetto apparentemente semplice: la capacità di evolversi, abbandonando un ruolo passivo per una funzione più innovativa, che vada oltre quella di semplice cinghia di trasmissione del sapere dato, per produrre cultura in nome di un’idea più dinamica dell’interesse generale. La lievità del racconto, ricco di aneddoti gustosi e frutto di mille incontri con personalità che nei più vari settori – dal design alla cucina, dall’architettura alla musica – danno lustro all’Italia nel mondo, si unisce al monito a tornare protagonisti in nome della cultura sul piano internazionale, offrendo un decalogo di semplici regole per applicare questo modello alla realtà quotidiana delle istituzioni e delle imprese. 

 

RECENSIONE

Marina Valensise ( giornalista Italiana che dal 2012 al 2016 ha diretto l’Istituto Italiano di cultura di Parigi, collabora dal 1996 con “Il Foglio” e vari settimanali) in questo libro con un linguaggio semplice e un tono in parte ironico, comico e allo stesso tempo intrigante ripercorre i suoi quattro anni vissuti come Direttrice dell’istituto Italiano di cultura  a Parigi. Dall’arrivo quasi tragicomico all’ingresso dell’Hotel de Galliffet edificio storico, eterno di una Parigi pre-rivoluzione francese e  sopravvissuto con tutta la sua imponenza anche a due Guerre Mondiali, in una mattina d’estate in una metropoli dall’aria tropicale “in cui l’asfalto arrendevole come gomma liquida cede ai tacchi”, all’incontro scontro all’interno dell’edificio con la polvere che avvolge  suppellettili e  immobili dell’edificio, dove vecchi fogli sparsi su scrivanie e computer non di propria ultima generazione accolgono chi fa il suo ingresso per la prima volta,  insieme a  una buffa segretaria con occhiali spessi, fino al rilancio e allo splendore dell’Istituto di cultura (che durante la direzione Valensise  ha aumentato le sue visite da parte del  pubblico e il numero della frequenza ai vari corsi organizzati), con tanta voglia di fare e caparbietà e la collaborazione di tanti personaggi dell’imprenditoria italiana.  Da Carlo Molteni a Massimo Bottura  da Mariano Nanni a Mario Fortuny sino a a Gianfranco Vissani e tanti altri Italiani giovani e meno giovani, sognatori, folli, come la Valensise che hanno riportato in vita l’Istituto Italiano di cultura a Parigi con poche risorse, ma grandi idee, in un periodo storico in cui la crisi economica in Italia era  forte e lo è ancora oggi soprattutto in campo imprenditoriale  e culturale.  Sognatori e folli come quei ragazzi del 1968 che sui muri della Sorbona scrissero in un giorno di maggio la frase “ La culture est comme la confiture, moins on en a, plus on l’étale” – (La cultura è come la marmellata, meno ne hai, più la spalmi), metafora pare ispirata alla scrittrice Francoise Sagan per denunciare idee vecchie, rinnovare l’accademia e tornare alla cultura vera e ripresa dalla Valensise  come titolo del suo libro, per raccontare la sua esperienza alla guida dell’Istituto Italiano di cultura a Parigi. Un libro che consiglio di leggere perché sin dalle prime pagine trasmette al lettore il come l’amore per la cultura è più forte di tutto , che laddove lo Stato non riesca garantire risorse per la cultura, queste si possono reperire ugualmente  grazie alla sinergia con i privati e come a volte i miracoli si possono realizzare perchè l’Italia è il Paese dove “la cultura è dappertutto”, e i suoi 90 Istituti di cultura nel mondo lo dimostrano.

 

Autore: Marina Valensise

Editore: Marsilio

Collana: Nodi

Anno di pubblicazione: 2016

Pagine: 142

Genere: Saggistica

ETA’ DI LETTURA CONSIGLIATA: 15+

 

 

CITAZIONI

La cultura è come la marmellata, meno ne hai più la spalmi o più la metti in mostra”

“Questo libro è il racconto della mia esperienza concreta a Parigi alla guida dell’Istituto Italiano di Cultura: un’esperienza del fare, a partire dalla carenza dell’avere, quando lo stato di necessità genera idee e le idee generano risorse inaspettate, e al tempo stesso un’impresa corale, realizzata coinvolgendo tanti soggetti privati diversi”

“Luogo di incontri, scambi, di promozione all’estero e di valorizzazione, gli Istituti di cultura offrono dunque un ambiente privilegiato per sperimentare e potenziare nuovi modi di partecipazione dei privati alla vita delle istituzioni….”

“L’arrivo all’Hotel de Galliffet, sede dell’Istituto Italiano di cultura  a Parigi, avviene di prima mattina un lunedì di fine agosto. Parigi è avvolta da uncaldo tropicale, una cappa di umidità… arrivo all’Hotel, l’aspetto è imponente il palazzo sontuoso ma i segni del tempo sembrano implacabili e l’incuria dell’uomo vi aggiunge del suo”.

                                                                                                                                                                     S.R.

#24 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

IL LEOPARDO

Jo Nesbø

 

 

TRAMA

Oslo. Due donne vengono trovate morte: i polmoni pieni di sangue e ventiquattro ferite in bocca. Nessun indizio. Un caso perfetto per Harry Hole, commissario specializzato in omicidi seriali, alcolista, uomo rude e solitario. Peccato si sia rifugiato a Hong Kong per sfuggire al proprio passato. Soltanto quando lo informano che il padre sta morendo in un ospedale, Hole decide di tornare in città. E subito scopre un dettaglio che sconvolge le indagini: le vittime hanno dormito nello stesso rifugio di montagna. Un killer, scaltro e selvaggio come un leopardo, sta braccando tutti gli ospiti di quella notte, uno a uno: Hole è l’unico che può fermarlo.

RECENSIONE

Jo Nesbø ancora una volta sorprende il lettore attraverso uno stile tutt’altro che scontato e banale. Il suo trasformismo letterario è ancorato solidamente al noir e al thriller internazionale ma con connotazioni fortemente nordeuropee.

Il protagonista Harry Hole, rifugiato ad Hong Kong per sfuggire ai mille tormenti della sua vita, viene richiamato in Norvegia perché il padre è in fin di vita, ma in realtà la Polizia norvegese ha un bisogno estremo delle sue impareggiabili qualità da detective.

Ancora una volta Nesbø è riuscito a far ruotare le vicende, primarie e secondarie, i problemi personali e le vicissitudini della polizia norvegese intorno al personaggio controverso del commissario Harry Hole. L’autore insiste fortemente sulle debolezze del protagonista, rispetto ai suoi talenti, perché in fondo vuol comunicare al lettore che le persone straordinarie sono le persone comuni e normali, dove si nascondono i migliori pregi.

La complessità del caso induce il lettore a ripensare più volte al possibile assassino, inducendolo fino alla fine a creare un vortice di ipotesi tutte plausibili e al contempo sbagliate. Questo è il segreto della scrittura di Nesbø, capace di essere sempre interessante e mai banale.

Inoltre, come spesso accade nei testi della serie del commissario Hole, le contraddizioni e i sentimenti del protagonista si scatenano nei momenti topici della storia, dando vita ad un meccanismo perfetto che muove i suoi ingranaggi tra tensione e suspence.

Nesbø è riuscito per l’ennesima volta a catturare a 360 gradi l’attenzione del lettore, senza tralasciare le storie personali dei protagonisti e alimentando lo sviluppo del caso, e della sua soluzione, proprio attraverso l’utilizzo delle storie private di ogni personaggio.

Infine, leggere e assaporare questo testo significa anche carpire e impossessarsi di alcuni tratti distintivi della cultura e della natura norvegese, che donano al lettore ottimi spunti per un viaggio immaginario tra i fiordi e le montagne del nord Europa.

 

Autore: Jo Nesbø

Editore: Einaudi

Collana: Super ET

Anno di pubblicazione: 2017

Pagine: 770 p.

Genere: Narrativa scandinava

ETA’ DI LETTURA CONSIGLIATA: 18+

 

CITAZIONI

Dunque, aveva detto che non avrebbe accettato il caso. Che aveva un padre in ospedale, ed era l’unico motivo per cui era tornato. Quello che non aveva detto era che, potendo scegliere se essere informato oppure no della malattia del padre, avrebbe preferito non sapere niente. Perché non era tornato per amore. Era tornato per vergogna.

 

Harry girò la chiave ed entrò in casa. Spinse l’interruttore appurando che non avevano ancora tagliato l’energia elettrica. Si tolse il cappotto, andò in soggiorno, mise su i Deep Purple, decisamente la sua band preferita nella categoria «involontariamente-buffo-ma-bellissimo». Speed King. Ian Paice alla batteria. Si lasciò cadere sul divano e si premette i polpastrelli contro le tempie. I cani alla catena tiravano. Ululavano, ringhiavano, cercavano di azzannare, straziavano le interiora con i denti. Se li avesse sciolti adesso, non sarebbe potuto più tornare indietro. Non questa volta. Prima aveva sempre avuto dei motivi sufficienti per smetter di bere. Rakel, Oleg, il lavoro, forse perfino suo padre. Adesso non li aveva più. Non poteva succedere. Niente alcol. Perciò doveva procurarsi uno sballo alternativo. Uno sballo controllabile. Grazie, Kaja. Non si vergognava? Certo che si vergognava. Ma l’orgoglio era un lusso che non sempre si poteva permettere.

L’accendino gli cadde di mano e si schiantò sul tavolo di vetro. Harry si sentì aumentare i battiti del cuore. Quando indagavano su un omicidio, c’era sempre tanta gente che offriva dritte, consigli, supposizioni. Gente pronta a giurare di aver visto, di aver sentito o di aver sentito dire: la polizia aveva un po’ di tempo per darle retta? Spesso erano le stesse persone a farsi avanti, ma saltava sempre fuori qualche nuovo chiacchierone sbalestrato. Harry aveva già capito che non si trattava di questo. La stampa si era diffusa molto sul caso, la gente era in possesso di parecchie informazioni. Ma nessuno del pubblico sapeva che Elias Skog era stato incollato alla vasca da bagno. Né aveva il numero di telefono riservato di Harry.

Harry si concentrò cercando di fare dei profondi respiri di pancia. Di assimilare pian piano quell’informazione. Le foto erano state ritagliate dai giornali o stampate, probabilmente dai notiziari on-line. Eccetto quella di Adele. Il suo cuore sembrava una grancassa che con tonfi sordi cercava di far affluire più sangue al cervello.

Mentre buttava la cenere dalla sigaretta Øystein inclinò lievemente la testa da una parte. E a Harry venne da piangere. Semplicemente perché vide gli anni che erano diventati la loro vita, che erano diventati loro stessi, nel modo in cui il suo amico buttava la cenere come aveva sempre fatto, piegandosi di lato come se la sigaretta fosse troppo pesante, la testa inclinata come se il mondo gli piacesse di più da un prospettiva un po’ sghemba, la cenere per terra in un capanno adibito a fumeria a scuola, in una bottiglia di birra vuota a una festa in cui si erano imbucati, sul freddo cemento grezzo di un bunker.  

Bear Krustosky

#23 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

  LA RAGAZZA CON LA LEICA

     Helena Janeczek     

“Una ragazza borghese, di buona famiglia che abbandona il suo  mondo dorato per diventare la prima  donna fotografa di guerra, un amore struggente e avventuroso con il leggendario Robert Capa e la Leica, la tanto desiderata Leica che li unirà per sempre……”

TRAMA

Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.”

RECENSIONE

Il romanzo “La ragazza con la Leica”, edito da Guanda nel 2017, vincitore del Premio Strega 2018 e del premio Bagutta 2018, è stato scritto da Jelena Janeczek una scrittrice tedesca naturalizzata italiana ed è una biografia di Gerda Taro (all’anagrafe Gerda Pohorylle), la prima fotografa donna di guerra, caduta a Brunete durante la Guerra civile Spagnola nel Luglio 1937 a soli 26 anni. Il romanzo costituito da tre capitoli e un epilogo, ripercorre la vita e le vicende di Gerda Taro, attraverso il ricordo dei suoi tre amici a lei sopravvissuti: Willy Chardack, Georg Kuritzkese e Ruth Cerf, in un intrecciarsi di fatti storici, sentimentali e campi di battaglia. Gerda, la cui vita di ragazza borghese e amante dei cappellini all’ultima moda svanisce, quando poco più che ventenne deve lasciare Lipsia, come i suoi amici per le sue idee politiche e perché ebrea e diventa una eroina, con la Leica appesa al collo a fotografare i campi di battaglia in Spagna, per documentare  quell’ atroce conflitto e le sue vittime. Gerda e il suo amore per Andrè Friedmann, il ragazzo, l’uomo che si rifiutava di amare perché troppo giovane, ma che poi “ha creato” e fatto conoscere al mondo come Robert Capa, il leggendario fotografo di guerra internazionale, che con i suoi reportage ha dato testimonianza a cinque conflitti bellici e fondatore con Henry Cartier – Bresson dell’agenzia Magnum. Andrè collega di Gerda e colui che non solo le ha insegnato a usare la Leica, ma il suo amore, il suo “tutto”, con cui Gerda ha condiviso gli anni più avventurosi della sua vita in giro per l’Europa e che il destino crudele ha fatto separare con la morte di lei dovuta a dei cingoli di un carro armato . L’Europa degli anni ‘30 del secolo scorso, con l’Italia, la Germania, la Francia, la Spagna, l’Ungheria viste dagli occhi di ragazzi giovani, che per la loro origine e i loro ideali sono dovuti fuggire in vari Paesi e del mondo e soprattutto in America e rifarsi una vita, le manifestazioni operaie nelle piazze europee e gli sfondi della Guerra spagnola e di un’altra Guerra che era alle porte e che tre anni dopo la morte di Gerda sarebbe diventata mondiale. Tutto questo e’ “La ragazza con la Leica”, un romanzo biografico e allo stesso tempo avventuroso e storico che fa rivivere la figura di una ragazza la cui breve vita è stata caratterizzata dall’amore per la libertà, la democrazia e la lotta contro le brutture della guerra, che ha documentato, con le sue foto scattate con la Leica. Se conosciamo Oriana Fallaci che è stata la prima donna giornalista inviata di guerra durante quella del Vietnam, non possiamo non conoscere  Gerda Taro, la prima donna fotografa di guerra, partita di sua volontà per una guerra, quella civile spagnola da dove non è più tornata. Per questo il libro di Helena Janeczek deve essere letto e anche per comprendere come dietro un grande uomo, una leggenda della fotografia internazionale quale Robert Capa, c’è una grande donna, lei, Gerda Taro: la ragazza con la Leica.

 

Autore: Jelena Janeczek

Editore: Guanda

Collana: Narratori della Fenice

Anno di pubblicazione: 2017

Pagine: 320

Genere: Biografia

Età: 18+

                     

CITAZIONI

“Era una donna coraggiosa, si trascinava dietro la fotocamera, la cinepresa , il cavalletto per chilometri e chilometri”

“Capite anche voi quanto la mia Leica sia giusta alla causa, vero…?

“Niente più Pohorylle. Voilà, da oggi sarò Gerda Taro”

“Gerda era Gerda… Era la gioia di vivere. Qualcosa che esisteva, si rinnovava, accadeva ovunque.”

                                                                                                                                                                   S.R.

#22 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

LA CENA DI NATALE

Nathalie Dargent & Magali Le Huche

 

 

 

TRAMA

La volpe ha catturato un bel tacchino anzi una Signora Tacchina! I suoi compagni, il lupo e la donnola, si leccano già i baffi: la cena di Natale quest’anno sarà formidabile! Il problema è che la Signora Tacchina ha la pelle dura (è proprio il caso di dirlo) e non ha nessuna intenzione di lasciarsi cucinare tanto facilmente… al contrario: vista la confusione che regna nella casa dei tre bricconi la Signora Tacchina decide di mettere un po’ di ordine nella loro vita e molto presto i tre amici si pentiranno di non essere vegetariani!

 

RECENSIONE

Ed eccoci qui, una recensione natalizia questo mese!

Un libro per i più piccoli che piacerà anche agli adulti, genitori e non.

Natale, tempo di doni, ed ecco a voi un piccolo dono, “La cena di Natale” di  Daniel Dargent e Magali Le Huche, una favola da leggere ai bambini durante questi giorni di vacanza e festività.

Natale, tempo di magia, la magia di una trasformazione e di un’amicizia che nasce tra gli animali protagonisti del racconto.

Natale, festa dei bambini, che saranno affascinati dal racconto e si divertiranno ad ascoltare come la signora Tacchina riuscirà a mettere in riga i tre furbetti e a dare un senso alla loro vita.

Natale, tempo di bontà, la bontà di una tacchina intelligente che con il suo savoir faire riesce a farsi amare dalla combriccola pronta a cucinarla per Natale.

Natale, tempo di accoglienza, perché accogliendo si può solo crescere ed arricchire come accade alla volpe, alla donnola e al lupo de “La cena di Natale”.

Buona lettura e buone Feste!

 

Autrice: Nathalie Dargent, Magali Le Huche

Editore: Clichy

Collana: Carousel

Anno di pubblicazione: 2015

Pagine: 32 p., Rilegato 

Genere:  Nati per Leggere

ETA’ DI LETTURA CONSIGLIATA: 3+

 

CITAZIONI

«Sto morendo di fame. Che cosa avete preparato?». La donnola e il lupo, leccandosi i baffi, risposero che non avevano nessuna intenzione di mettersi ai fornelli, se non per trasformarla in un bel paté. Cesarina ribatté severamente che prima di mangiarsela, dovevano metterla all’ingrasso, come tutti sanno. «Santo Cielo!» disse Cesarina, «Ma non sapete proprio niente! Ma cos’è, la vostra prima cena di Natale?».

 

P.

#21 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

LA FABBRICA DI CIOCCOLATO

Roald Dahl

 

TRAMA

Willy Wonka, proprietario della più grande fabbrica di cioccolato del mondo, uomo misantropo e assai strano, bandisce un concorso: i cinque fortunati che troveranno un biglietto d’oro nelle deliziose tavolette da lui prodotte avranno l’onore di visitare la sua famosa fabbrica di delizie, da tempo chiusa a tutti o, almeno, la cui attività si svolge nel segreto più assoluto. Comincia la caccia ai biglietti. Chi ha meno probabilità di trovarli è Charlie Bucket, un bambino che vive in una poverissima casa con i genitori e i quattro nonni e che può ricevere, in dono, una sola tavoletta nel giorno del suo compleanno. Purtroppo non c’è il biglietto d’oro nella cioccolata regalata fortunata, ma il destino gli riserba un’altra possibilità e Charlie trova il biglietto d’oro ed è quindi il quinto vincitore insieme a Augustus Gloop, divoratore di dolci, Violetta Beauregarde, campionessa mondiale di gomma da masticare, Veruca Salt, bimba ricchissima e molto viziata, Mike Tivu, teledipendente. Charlie intraprende il giro della fabbrica accompagnato da nonno Joe, assai anziano ma altrettanto arzillo. Durante il cammino si comprende la vera intenzione di Willy Wonka che, solo al mondo, cerca un erede dei propri beni. Il giro nella fabbrica, mirabolante e spassoso, è accompagnato dalla presenza di strani operai: gli Umpa – Lumpa, piccoli uomini venuti dalla giungla di Lumpalandia che nessuno sa dove si trovi. Questi curiosi operai, che vivono di chicchi di cacao, accompagneranno i bambini nel proprio percorso, intonando canzoni che sono un misto tra la presa in giro e la ramanzina che merita chi ha troppe pretese. Il viaggio di Charlie termina in maniera per lui inaspettata…

 

RECENSIONE

Quando si dice un gran libro! La fabbrica di cioccolato è fra i più famosi libri per ragazzi scritti da Roald Dahl. Il racconto è ispirato alla giovinezza di Dahl: quando frequentava la Repton School, la famosa ditta produttrice di cioccolato, Cadbury, spediva ai collegiali delle scatole piene di nuovi tipi di dolci e un foglietto per votare. I dolci selezionati venivano quindi immessi nel mercato.

Da questa storia sono stati tratti tre film: Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato di Mel Stuart, La fabbrica di cioccolato di Tim Burton e il lungometraggio animato Tom & Jerry: Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato. Ma leggere il libro è tutta un’altra storia!

La fabbrica di cioccolato puoi leggerlo da bambino e da adulto, ma rimane sempre un libro geniale per la sua trama, per i personaggi, per la passione per la scrittura che in ogni pagina si riesce a cogliere.

Lo scrittore Dahl, grazie alla sua ironia, è riuscito, infatti, a creare una storia incredibile per bambini, ma anche per tutti gli appassionati del cioccolato. Oltre a mostrare una realtà fantastica, ha voluto sottolineare quanto sia importante non essere viziati ed accontentarsi di quello che si è o che si ha, perché la bontà, l’umiltà e la generosità, a volte, vengono premiati.

E’ certamente un racconto di fantasia, ma allegramente, burlescamente oserei dire, induce il lettore a riflettere su alcuni problemi della realtà contemporanea tipo il troppo accanimento ai videogame o alla televisione, o l’essere viziati e non ascoltare i propri genitori.

 

 

Autrice: Roald Dahl

Editore: Salani

Collana: Istrici d’oro

Anno di pubblicazione: 2005

Pagine: 202 p., Brossura 

Genere:  Narrativa italiana

ETA’ DI LETTURA CONSIGLIATA: 9+

 

CITAZIONI

“Questa è la storia di un normalissimo bambino di nome Charlie Bucket. Non era più veloce, più forte o più intelligente degli altri bambini. La sua famiglia non era né ricca, né potente, né influente, a dire il vero avevano a mala pena di che mangiare. Charlie Bucket era il ragazzino più fortunato del mondo, ma non lo sapeva ancora”.

“Veruca: Io sono Veruca Salt, è un piacere conoscerla, signore!
Willy Wonka: Ho sempre pensato che la verruca fosse un tipo di porro che viene sotto i piedi!”

“Willy Wonka: Cosa ti fa sentire meglio quando ti senti a pezzi?
Charlie: La mia famiglia”

 

P.