#56 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

QUEL CHE AFFIDIAMO AL VENTO

Laura Imai Messina 

TRAMA

Sul fianco scosceso di Kujira-yama, la Montagna della Balena, si spalanca un immenso giardino chiamato Bell Gardia. In mezzo è installata una cabina, al cui interno riposa un telefono non collegato, che trasporta le voci nel vento. Da tutto il Giappone vi convogliano ogni anno migliaia di persone che hanno perduto qualcuno, che alzano la cornetta per parlare con chi è nell’aldilà.
Quando su quella zona si abbatte un uragano di immane violenza, da lontano accorre una donna, pronta a proteggere il giardino a costo della sua vita. Si chiama Yui, ha trent’anni e una data separa quella che era da quella che è: 11 marzo 2011. Quel giorno lo tsunami spazzò via il paese in cui abitava, inghiottì la madre e la figlia, le sottrasse la gioia di essere al mondo. Venuta per caso a conoscenza di quel luogo surreale, Yui va a visitarlo e a Bell Gardia incontra Takeshi, un medico che vive a Tokyo e ha una bimba di quattro anni, muta dal giorno in cui è morta la madre.

RECENSIONE

Nel 2011 un terrificante tsunami si abbatté sul Giappone. Le immagini erano ovunque, i video riempivano i Tg testimoniando la distruzione e il dolore. Nonostante ciò, quel dolore era qualcosa di lontano da noi.
“Quel che affidiamo al vento” invece ci trasporta indietro in quei giorni dopo il disastro e ci immerge totalmente in quella sofferenza. Questo romanzo racconta il dolore per la perdita di una persona cara, è il viaggio nella sofferenza più profonda e, infine, nella sua accettazione.
La magia di questo romanzo, oltre nella delicatezza del racconto dei sentimenti, sta nel luogo che descrive: Il Giardino di Bell Guardia Kujira – Yama.
Un luogo che esiste veramente e che ha al suo interno la magica cabina telefonica, una cabina in disuso ma che accoglie ogni giorno le preghiere, confessioni e riflessioni di persone che hanno subito una grande perdita.
Nonostante sia un posto reale però non deve essere considerato una meta turistica in quanto, nel libro come nella realtà, è un posto prezioso per chi vuole trovare conforto ad affidare le proprie parole al vento.
L’autrice, Laura Imai Messina, scrive di emozioni difficili da mettere nero su bianco ma lo fa con una toccante eleganza.
Il linguaggio è semplice, delicato ma diretto. Pagina dopo pagina l’autrice ci fa inoltre conoscere una cultura molto diversa dalla nostra, quella giapponese, fatta anche di parole che non possono essere tradotte perché rappresentano un mondo a sé. La scrittura gioca molto con il tempo, passato presente e futuro infatti si intrecciano in una trama che stuzzica la curiosità di chi legge.
Il lettore ha per le mani un libro che apre la mente e che lo porta ad immaginare una conversazione tra quello che è reale e tra ciò che speriamo lo sia, anche se non lo si può vedere.
“Quel che affidiamo al vento” è un libro che fa riflettere, che ferisce ma che alla fine regala speranza e calore, oltre a meravigliose immagini della cultura orientale.

Autrice: Laura Imai Messina
Editore: Piemme
Anno prima pubblicazione: 2020
Pagine: 248
Genere: Narrativa Italiana
Età Lettura consigliata: 18+

CITAZIONI

“Il momento in cui si incontravano iniziò ad apparire a entrambi non come il raccogliersi di due sconosciuti, bensì come un ritorno.
Era lui che tornava a lei. Era lei che tornava a lui.”


“Anche la cosa più enorme la puoi tagliare in piccolissime parti […] Anche il problema più grande. Tutto quanto lo si può infilare in una cornice.”


“Di chi non si sa nulla, non c’è niente da dire. Di chi non si sa nulla, nulla più importa.
In quel luogo di confino, Yui scoprì d’aver imparato un’altra cosa importante, ovvero che un uomo bastava tacerlo per eliminarlo per sempre. Per questo serviva ricordare le storie, parlare con le persone, parlare delle persone. Ascoltare le persone parlare di altre persone. Anche dialogare con i morti, se fosse servito.”


“E comunque di gente felice sul serio, completamente, tu ne hai mai incontrata?
Io credo di no”

E.P.

#55 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

LA BALLATA DELLA CITTÀ ETERNA

Luca Di Fulvio

La consacrazione della nascente Italia e l’esaltazione di un giovane amore

TRAMA

Roma 1870. Il vecchio mondo crolla e il nuovo sta per nascere.

Stato Pontificio, 1870. L’orfano Pietro è fuggito da Novara insieme alla Contessa, una donna dagli occhi color ametista e dall’eleganza innata. Marta è cresciuta viaggiando insieme ai circensi: quando era bambina, il vecchio cavallaro Melo l’ha accolta sul suo carro insieme a giocolieri, acrobati e trapezisti. I loro destini si incrociano per caso, come i loro sguardi. Quando arrivano a Roma, restano entrambi a bocca aperta: nessun posto è così bello e corrotto insieme, così marcio e così incantevole. Eppure, a meno di un decennio dall’unificazione del Regno d’Italia, la Città Eterna è una polveriera. “Roma libera” è il motto segreto che passa di bocca in bocca tra botteghe e palazzi, tra gli straccioni dei vicoli e tra i giovani aristocratici del Caffè Perilli: “Siamo tutti fratelli, tutti carne italiana”. Ma cosa significa davvero essere italiani? Cosa significa essere fratelli per due come loro, che non hanno mai avuto una casa e una famiglia? Mentre la tensione sale e le truppe del Papa sorvegliano le strade vicino a Porta Pia, Marta e Pietro dovranno farsi coraggio e decidere da che parte stare, prima che là fuori cominci la battaglia.

RECENSIONE

Luca Di Fulvio ci accompagna, in un viaggio storico romantico, verso la liberazione di Roma e della sua unione al nascente Regno d’Italia.

Il romanzo si configura perfettamente come romanzo storico. L’ambientazione, i fatti storici, i personaggi con la loro provenienza e le passioni trasmesse permettono al lettore di rivivere un’epoca importante e unica per la nascita del Regno d’Italia e del futuro Stato italiano.

Infatti, attraverso un percorso intenso e non privo di colpi di scena il lettore percepisce chiaramente quale potesse essere l’atmosfera vissuta all’epoca dei fatti dai futuri italiani protagonisti del racconto

La storia ruota fondamentalmente intorno alla vita di due giovani adolescenti: Pietro orfano salvato dall’orfanotrofio da una nobil donna con la quale fugge a Roma pontificia per fuggire ai persecutori; e Marta, orfana, anche lei, che insieme a Melo e al suo circo gira il neonato Regno d’Italia e la Roma pontificia.

Proprio a Roma i due adolescenti si conoscono e insieme collaborano alla sua liberazione e all’annessione al Regno d’Italia.

L’intreccio creato dall’autore esprime bene i sentimenti di un amore nascente e crescente per tutto il corso del romanzo e parallelamente la fase finale della liberazione di Roma, con la Breccia di Porta Pia, durante la quale l’incertezza e la tensione dominano la scena politica e storica della città Eterna.

Di Fulvio dimostra con questo lavoro la capacità di attirare l’attenzione del lettore nelle trame storiche di eventi complessi dal punto di vista del loro svolgimento, senza mai tralasciare le storie personali di tutti i personaggi coinvolti nella storia.

I personaggi inseriti sono numerosi e ognuno di loro ha caratteristiche e peculiarità uniche ed originali. Questi elementi conferiscono al racconto imprevedibilità e fascino che trascinano la lettura in un viaggio che sembra non aver fine.

L’autore trasmette efficacemente la passione e le emozioni delle persone che all’epoca hanno liberato Roma e hanno permesso la completa unificazione del Regno d’Italia, senza scadere mai in banalità e in storie personali dagli esiti scontati.

Autore: Luca Di Fulvio
Editore: Rizzoli
Pagine: 640
Anno di prima pubblicazione: 2020
Genere: romanzo
Età lettura consigliata: 16 +

CITAZIONI

“”Devo andare” disse Marta. “Aspetta” fece Livio, con un’improvvisa urgenza, come se solo in quel momento avesse realizzato che stava per perderla. Rimase un attimo immobile e poi la prese per le spalle. Non con la foga del patriota, ma come un giovane qualsiasi. L’attirò a sé e la baciò sulle labbra, con delicatezza.

“Addio” disse staccandosi e corse via.

Marta rimase lì, sulla spiaggia, troppo a lungo. Sentiva un turbinio di emozioni dentro di sé.

E, quando si accorse che la carovana si mise in marcia senza di lei, si precipitò per la strada e montò al volo sul carro di Melo. “Dove diavolo ti eri cacciata?” esclamò il cavallaro.

Marta non rispose. Ansimava. Ma non per la corsa. Sentiva ancora il formicolio del bacio di Livio sulle labbra.

Strinse il pacco di volantini. E sorrise. Perché quel bacio per lei non aveva nulla a che fare con l’amore. Era piuttosto il bacio di un fratello”

“Perché non esisteva una meretrice così straordinaria nel mondo intero. E tutti quelli che la odiavano, la sera, maledicendola mentre si addormentavano, l’indomani si svegliavano rassegnati ad amarla di nuovo e di nuovo a farsi ingannare e tradire.  

Ora che Nella era tornata, anche lei si era fatta fregare. Perché era la sua casa. E da qui doveva ripartire, se voleva ritrovare il filo della sua vita, che aveva lasciato cadere per terra, scappando a occhi chiusi e orecchie tappate.”

“”Voi avete guardato il barbone” rispose Pietro. “Io invece vedo l’uomo in marsina. Un uomo ricco che ne scavalca un altro, miserabile e disperato, come se non esistesse”.

“Ah, abbiamo una lezione di morale in corso!” disse il principe con tutto il sarcasmo e il disprezzo che poté. “E il gatto? E i ragazzini? Che morale ci insegnano?”. “Il gatto è il popolo affamato”. “Addirittura!”. Pietro si sorprese di quello che aveva appena detto. Non aveva scattato la fotografia con quell’intenzione. Ma la protervia del principe, la supponenza di Ludovico che poteva fare il rivoluzionario senza rischiare nulla, e soprattutto l’inferno che stava vivendo lui gli avevano aperto una voragine di rabbia nell’animo. E la rabbia gli aveva aperto gli occhi. E messo una parola in bocca: Ingiustizia.”

Bear Krustowsky

#54 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

LA FELICITÀ SUL COMODINO

Piccoli segreti per vivere meglio ogni giorno

Alberto Simone

TRAMA

«Perché la felicità appare, ci seduce, ci stordisce e poi se ne va. Per questo cerchiamo di afferrarla, scattando fotografie e girando filmini in ogni circostanza festosa, per condividere tutto con amici, parenti e persone a noi vicine. Questa è una felicità transitoria, sulla quale non abbiamo molte possibilità di controllo. Così rara, a volte, da farci pensare che sia solo una chimera, un intervallo più o meno lungo tra due momenti di non felicità. In queste pagine, invece, parleremo di una felicità possibile e duratura. Una condizione di maggiore libertà e stabilità emozionale, di pace interiore e di compenetrazione totale con l’universo al quale apparteniamo. E lo faremo esplorando insieme quei meccanismi invisibili e spesso subdoli con i quali siamo proprio noi, e nessun altro, a renderci le cose difficili, allontanandoci da una condizione naturale che è quella di saper godere e gioire di tutto ciò che riempie e rende unica la nostra vita.»

RECENSIONE

Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si sarà chiesto: “Che cos’è la felicità? E perché nessuno riesce realmente ad essere felice?”. L’obiettivo di Alberto Simone, psicologo e autore del libro, è proprio quello di cercare di rispondere a questa domanda attraverso numerosi messaggi colmi di positività. Si tratta di un piccolo manuale che potremmo definire quasi “terapeutico” in quanto in ogni capitolo lo scrittore espone la sua idea su ciò che la felicità rappresenta, su quali siano i mezzi attraverso cui è possibile trovarla e su come riconoscerla. Vengono messi in evidenza, inoltre, alcuni aiuti pratici che, talvolta, possono sembrare anche banali, ma che servono ad apprezzare effettivamente le piccole cose della vita quotidiana, quelle che nessuno prende in considerazione perché ovvie e scontate.

“Spesso, la mancanza di felicità nella tua vita non è causata da avverse condizioni e circostanze esterne, ma dai limiti che ti sei auto imposto, dall’insieme delle tue identificazioni, che altrettanto spesso sono il risultato dei condizionamenti e delle aspettative che ti circondano, da quando sei nato”.

Questa è una delle frasi che in particolar modo mi ha segnato poiché mi ha portata a riflettere sul fatto che, molto spesso, commettiamo l’errore di fraintendere la felicità. Sono le rappresentazioni e il significato che noi attribuiamo a tutto ciò che ci circonda a farci sentire in un determinato modo, perciò occorre “sfatare” la convinzione che essa sia rara e irraggiungibile.

Il messaggio che l’autore vuole far arrivare al lettore è che il raggiungimento della felicità non arriva da un momento all’altro ma si tratta di un percorso lungo, talvolta tortuoso, non sempre facile da raggiungere e che spesso richiede l’aiuto di un esperto, che guidi la persona in questo cambiamento. Tutto ha inizio da un lavoro sulla nostra mente. Quest’ultima ha un potere straordinario su di noi, infatti, occorre davvero credere in qualcosa per poterla ottenere. Solo quando si comprenderà questo, forse, si potrà essere veramente felici. Ironicamente, l’autore parla di “sindrome di Braccobaldo” per indicare tutte quelle persone che hanno bisogno di condividere la propria positività con gli altri.

È un libro breve che si legge in poco tempo, molto piacevolmente, in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento della giornata. Tuttavia, è bene riflettere su ogni pagina in quanto ci sono spunti di saggezza fondamentali che danno delle lezioni di vita determinanti per riuscire a sorridere pienamente e sinceramente ogni giorno. Questo libro ha per me un valore simbolico in quanto mi è stato regalato da una mia grande amica in un momento non troppo positivo e ne consiglio la lettura a tutti coloro che sono alla ricerca di un “equilibrio” psico-fisico con se stessi e con gli altri.

Autore: Alberto Simone
Editore: TEA
Pagine: 176
Anno di prima pubblicazione: 2018
Genere: saggistica
Età lettura consigliata: 18 +

SMil

#53 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

GUIDA PER BAMBINE RIBELLI

Alla scoperta del corpo che cambia

Elena Favilli

“Care Bambine Ribelli, mentre scrivo queste righe, provo a ricordare com’ero alla vostra età e quali pensieri mi passavano per la testa”

TRAMA

Dopo il grande successo dei bestseller Storie della buonanotte per bambine ribelli, tradotti in 50 lingue e con più di 6 milioni di copie vendute nel mondo, una guida per accompagnare le bambine ribelli di oggi alla conquista di una nuova libertà!

«Non preoccuparti, dai il tempo al tuo corpo di trovare un proprio equilibrio e abbi fiducia in lui: ha ben chiaro il progetto finale e sa come arrivare a realizzarlo!»

Cara bambina ribelle, questo libro parla di te, dei tuoi cambiamenti e della tua voglia di diventare grande. Parla della confusione che accompagna i tuoi giorni, del corpo che cresce così velocemente che ogni tanto fatichi a riconoscerlo e delle nuove emozioni e sensazioni che ti sorprenderanno. Questa guida contiene informazioni e consigli pratici per affrontare la rivoluzione della crescita e il passaggio dalla pubertà all’adolescenza, con le inevitabili trasformazioni, crisi e scoperte che porta con sé. Uno strumento prezioso per intraprendere il meraviglioso viaggio dello sviluppo con qualche certezza in più.

RENCESIONE

Il libro ‘Guida per bambine ribelli’, dell’autrice Elena Favilli, si propone di affrontare i macro temi, i dubbi, le perplessità più frequenti e presenti nell’età dell’adolescenza.

Il libro, è composto da nove capitoli che riguardano differenti argomenti interessanti come la pubertà, le mestruazioni, la preadolescenza, fino ad affrontare il tema dei pregiudizi, degli stereotipi e delle discriminazioni. A parer mio è un libro molto utile, poiché la lettura permette di SUPERARE i tabù che sono fortemente presenti sin dai tempi antichi (uno su tutti quello relativo al ciclo mestruale), di CONOSCERE, per esempio, come cambia il nostro corpo in età adolescenziale, di FARCI RIFLETTERE sull’inesistente ancoraggio di determinati stereotipi (per esempio, “il blu è un colore che appartiene ai maschi e il rosa alle femmine”, “le femmine non sono competitive”), e tanto altro.

Il libro, coinvolge completamente la lettrice poiché l’autrice si mette al pari e nei panni delle “bambine ribelli” e inizia a raccontare e a ricordare la sua età adolescenziale. Nonostante possa sembrare un libro esclusivamente per bambine, in realtà la lettura mi ha coinvolta molto poiché è come se fosse una risposta a tutti i quesiti che mi son posta anch’io a quell’età. L’unico aspetto negativo che ho riscontrato nella lettura di questo libro riguarda la presenza di elevati termini specifici che, nonostante l’importanza della loro conoscenza, potrebbero risultare difficili e creare confusione nella giovane lettrice.

Definirei questo libro conciso, ricco e coinvolgente. Un vero e proprio manuale sull’adolescenza per bambine ribelli. Anche le illustrazioni di Elisa Macellari sono degne di nota e accompagnano la lettura con piacere.

Autrice: Elena Favilli
Editore: Mondadori
Pagine: 144
Anno di prima pubblicazione: 2021
Genere: editoria per ragazzi
Età lettura consigliata: 9 +

CITAZIONI

SMe

#52 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

VIOLA E IL BLU

Matteo Bussola

Una storia per far crescere le bambine e i bambini liberi dalle etichette, con illustrazioni dell’autore

TRAMA

Questa è la storia di Viola, una bambina che gioca a calcio, sfreccia in monopattino e ama vestirsi di Blu. Viola i colori li scrive tutti con la maiuscola, perché per lei sono proprio come le persone: ciascuno è unico. Ma non tutti sono d’accordo con lei, specialmente gli adulti. Tanti pensano che esistano cose ‘da maschi’ e cose ‘da femmine’, ma Viola questo fatto non l’ha mai capito bene. Così un giorno decide di chiedere al suo papà, che di lavoro fa il pittore e di colori se ne intende. È maggio, un venerdì pomeriggio, il cielo è azzurrissimo e macchiato di nuvole bianche, il papà è in giardino che cura le genziane. Le genziane hanno un nome da femmine, eppure fanno i fiori Blu. Però ai fiori, per fortuna, nessuno dice niente. Non è come con le persone, pensa Viola. Un fiore va bene a tutti così com’è… In questa storia, ispirata dalle conversazioni con le sue figlie, Matteo Bussola indaga gli stereotipi di genere attraverso gli occhi di Viola, una bambina che sa già molto bene chi è e cosa vuole diventare. Un racconto per tutti, che celebra la forza della diversità e l’importanza di crescere nella bellezza e nel rispetto delle sfaccettature che la vita ci propone. Una storia dedicata a tutti quelli che vogliono dipingere la propria vita con i colori che preferiscono.

RENCESIONE

Oggi vi voglio parlare di Viola e della sua voglia di conoscere. Viola è una bimba molto sveglia che ama scrivere tutti i colori con la lettera maiuscola perché ogni colore è unico. Il suo preferito è il blu, ama giocare a calcio e vorrebbe poterlo fare coi maschi, adora sfrecciare sul suo monopattino e passare del tempo col suo papà. Proprio a suo papà ha deciso di porre una serie di domande perché proprio non riesce a capire come sia possibile che ogni volta le venga detto che il blu è un colore da maschi e che una bambina non dovrebbe voler giocare a calcio e andare sul monopattino. La scelta ricade sul papà perché la famiglia di Viola è speciale, il papà lavora da casa, essendo un pittore, e la mamma esce ogni mattina presto e torna tardi la sera per andare a lavorare in ufficio e nei cantieri, essendo un’ingegnera.

Viola e il blu è un romanzo di formazione semplice ed efficace, da leggere e meditare con i propri figli e/o a scuola. Attraverso una scrittura immediata ma di grande effetto e grazie agli occhi di Viola, Matteo Bussola analizza tutti gli stereotipi di genere, giungendo al messaggio finale per il quale i colori, i gusti, le preferenze non hanno sesso e non devono soggiacere ad alcuna etichetta.

Il libro celebra la forza della diversità e della libertà, la libertà di essere del colore che si preferisce.

Se amo il rosa è perchè adoro questa tinta non perchè la società attuale lo vede come il colore femminile e so perfettamente che andrebbe bene amare qualsiasi altro colore, blu, giallo, verde, indaco o qualunque altra sfumatura.

Autore: Matteo Bussola
Editore: Salani
Pagine: 144
Anno di prima pubblicazione: 2021
Genere: Narrativa
Età lettura consigliata: 7 +

CITAZIONI

“È facile essere una bambina difficile. Se non hai paura di cadere quando vai fortissimo in bici, se preferisci arrampicarti sugli alberi invece che giocare alle principesse, se ti dicono di non giocare a calcio coi maschi e tu non capisci bene il perché, se hai l’impressione che quando ti chiedono di fare la brava intendano solo farti stare zitta, insomma ogni volta che non sei ciò che si aspettano da te, allora ecco. Almeno una bambina difficile la conosci di sicuro. Magari, quella bambina sei proprio tu.”

Essere femmine o essere maschi ha a che fare con ciò che la vita ha scelto per noi, invece diventare donne e diventare uomini ha a che fare con quello che noi, ogni giorno, scegliamo per le nostre vite, dipingendoci con tutti i colori che ci servono.”

“Perché non puoi essere veramente forte se non sai essere fragile. Ed è proprio quando scopri la tua fragilità che diventi invincibile.”

PS

#51 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

LE ASSAGGIATRICI

Rosella Postorino

TRAMA

“Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, il cibo del Führer mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame.” Fino a dove è lecito spingersi per sopravvivere? A cosa affidarsi, a chi, se il boccone che ti nutre potrebbe ucciderti, se colui che ha deciso di sacrificarti ti sta nello stesso tempo salvando? La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. “Da anni avevamo fame e paura,” dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l’autunno del ’43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: “Mangiate”, davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un’ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato.
Nell’ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s’intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del ’44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti – come una sorta di divinità che non compare mai – incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito. Rosella Postorino non teme di addentrarsi nell’ambiguità delle pulsioni e delle relazioni umane, per chiedersi che cosa significhi essere, e rimanere, umani. Ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk (assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf), racconta la vicenda eccezionale di una donna in trappola, fragile di fronte alla violenza della Storia, forte dei desideri della giovinezza. Come lei, i lettori si trovano in bilico sul crinale della collusione con il Male, della colpa accidentale, protratta per l’istinto – spesso antieroico – di sopravvivere.
Di sentirsi, nonostante tutto, ancora vivi.

RENCESIONE

Rosella Pastorino ha voluto narrare, attraverso questo romanzo, l’altra faccia (se esiste un’altra faccia) della medaglia del periodo più nefasto per l’umanità degli ultimi cento anni.
La protagonista Rosa è una tedesca come tante; moglie di un architetto di Berlino, che decide di arruolarsi e “difendere” il proprio Paese nella guerra scatenata da Hitler.
Quando il marito parte, lei è costretta a trasferirsi a casa dei suoceri a Gross-Partsch, paesino nei pressi nella tana del “Lupo”, base-nascondiglio dei nazisti dove si rifugia in segreto Hitler.
Rosa, come altre donne del villaggio, è costretta a diventare l’assaggiatrice delle pietanze del Führer, col rischio quotidiano di avvelenarsi e morire. Rosa in tutto il romanzo è descritta come una donna che cerca solo di sopravvivere, guidata dall’istinto e contrastata dai sentimenti, nutriti nei confronti delle amiche-assaggiatrici, che spesso la mettono in discussione con se stessa.
La sua storia potrebbe essere quella di qualunque tedesca dell’epoca e Rosella Pastorino lo rende chiaro al lettore attraverso una narrazione umana e “fragile” di persone e luoghi che, nonostante siano i protagonisti involontari della Seconda guerra mondiale, spesso si sono ritrovati ad essere prigionieri di Hitler e dei nazisti. Non sarebbe giusto giudicare il popolo tedesco dell’epoca come complice compatto al servizio di Hitler. La verità, secondo chi scrive, è raccontata in modo sapiente e “umano” dall’autrice.
Pastorino, a volte anche con tratti di stile di romanticismo tedesco, descrive il punto di vista di chi ha vissuto il nazismo da tedesco in Germania, facendo risaltare quanto spesso gli stessi tedeschi fossero all’oscuro dello scenario intorno a loro o fossero inermi di fronte alla follia del nazismo, perché in fondo si trattava pur sempre di sopravvivenza.
L’autrice non vuole giustificare i comportamenti e le scelte di nessuno/a. Non dà mai spazio al pietismo e al perdono.
Questo romanzo vuole solo raccontare la vita di una donna che tra amori, passioni e vicissitudini quotidiane, cerca di sopravvivere al meglio delle sue forze. Una storia da non perdere, poiché illumina la mente sulla storia “semplice” e fragile di ognuno di noi, perché chiunque di noi potrebbe essere Rosa Sauer.

Autrice: Rosella Pastorino
Editore: Feltrinelli
Pagine: 288
Anno di prima pubblicazione: 2018
Genere: Narrativa
Età lettura consigliata: 18 +

CITAZIONI

“Rientrata in camera, nel silenzio del sonno di Herta e Joseph, mi presi la testa tra le mani, incapace di accettare che fosse accaduto. Una sotterranea euforia mi dava scariche a intermittenza. Niente mi ha fatto sentire più sola, ma in quella solitudine mi scoprivo resistente.
Seduta sul letto in cui dormiva Gregor da bambino, feci di nuovo la lista delle colpe e dei segreti, come a Berlino prima di conoscerlo, ed ero io, ed ero innegabile”

“Che fosse possibile omettere parti della propria esistenza, che fosse così facile, mi ha sempre allibita; ma è solo ignorando la vita degli altri che scorre, è solo grazie a questa fisiologica carenza di informazioni, che possiamo non impazzire”

“Non riuscivo a odiare Leni, ma nemmeno a perdonarla. Ai miei occhi, la sua mortificazione era la coda di paglia di un ragazzino che ha commesso una marachella, non mi bastava. Dovevi pensarci prima, volevo dirle, ma stavo zitta, non parlavo con nessuno. A mensa le voci si smorzarono; benché attutito, quel brusio mi era insopportabile. Elfriede meritava un po’ di rispetto. E io avevo bisogno di quiete”

“La merda è la prova che Dio non esiste, aveva detto Gregor; ma io pensavo a quanta compassione provavo per i corpi dei miei compagni, per la loro bassezza ineliminabile e senza colpa, e quella bassezza mi parve, allora, l’unica vera ragione per amarli”

“Era un evento, un evento talmente grande, intollerabile, che stordì il dolore, lo sommerse, si espanse tanto da occupare ogni centimetro dell’universo, divenne l’evidenza di ciò che l’umanità era capace di fare”

Bear Krustowsky

#50 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

IL CATALOGO DELLE DONNE VALOROSE

Serena Dandini

Le vite di trentaquattro donne, intraprendenti, controcorrente, spesso perseguitate, a volte incomprese ma forti e generose, sempre pronte a lottare per raggiungere traguardi che sembravano inarrivabili.

TRAMA

Serena Dandini decide di raccontare le vite di trentaquattro donne, intraprendenti, controcorrente, spesso perseguitate, a volte incomprese ma forti e generose, sempre pronte a lottare per raggiungere traguardi che sembravano inarrivabili, se non addirittura impensabili. Così, una accanto all’altra, introdotte dai meravigliosi collages di Andrea Pistacchi, scorrono le vite di Ilaria Alpi, la giornalista uccisa mentre indagava su scomode verità, Kathrine Switzer, la prima donna a correre la maratona di Boston, Ipazia, che nel IV secolo, contro i divieti ecclesiastici, osò scrutare il cielo per rivelare il movimento dei pianeti, Olympe de Gouges, autrice nel 1791 della rivoluzionaria Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina , fino a Betty Boop che, pur essendo solo una donnina di carta, ha dovuto comunque subire una censura per via della propria esuberanza. In attesa di un riconoscimento ufficiale con tanto di busti marmorei e lapidi a eterna memoria, l’autrice ha affiancato alle protagoniste del suo libro altrettante rose che lungimiranti vivaisti hanno creato per queste donne valorose.

“Questo catalogo non ha la pretesa enciclopedica di fare giustizia dell’amnesia collettiva che ha privato la storia di una parte essenziale del suo albero genealogico, ma vuol solo farvi ‘assaggiare’ quell’epopea sommersa. Se il mondo dei ‘padri’ illustri ha fatto cilecca in molti campi, per fortuna abbiamo ancora un terreno inesplorato di ‘madri’ eccellenti e autorevoli a cui rivolgerci con un nuovo entusiasmo – cattive maestre comprese, che non guastano mai in una corretta educazione.”

Una delle scrittrici più importanti e amate d’Italia scrive un libro appassionante e necessario, restituendo ai lettori le vite di donne formidabili, per alimentarne la memoria e perché possano essere di esempio per le nuove generazioni.

RECENSIONE

Dalla penna di Serena Dandini, scrittrice, conduttrice e autrice tv, nasce il libro “Il catalogo delle donne valorose”. L’idea ha origine dalla scoperta dell’autrice, appassionata di giardinaggio, di rose che hanno preso il nome di donne valorose. Infatti, ibridatori e ibridatrici di tutto il mondo hanno deciso negli anni di rendere immortali eroine, conosciute e non, attraverso la creazione di questi meravigliosi fiori inediti. Come scrive la Dandini “[…] si tratta solo di un innocente gioco botanico che vuole raccontare eroine conclamate e protagoniste dimenticate che aspettano da tempo un meritato riconoscimento, un tentativo bucolico di allargare la conoscenza di vite eccezionali che meriterebbero ben più alte attenzioni.”

Sono trentacinque le biografie narrate in questo libro, trentacinque vite piene, appassionate, ribelli, anticonformiste, geniali, affascinanti. Tra le protagoniste troviamo la “Perla Nera” Josephine Baker, Karen Blixen (la famosa scrittrice de “La mia Africa”), il personaggio dell’omonimo fumetto Betty Boop, il premio Nobel per la Letteratura Grazia Deledda, l’attrice Monica Vitti, Nellie Bly la prima a compiere il giro del mondo in 72 giorni, la giornalista Ilaria Alpi rimasta vittima dell’attentato a Mogadiscio nel ‘94 o l’esuberante pittrice Vanessa Bell, sorella della ben più nota Virginia Woolf. L’accoppiata donna-fiore è rappresentata graficamente come incipit di ogni capitolo dalle bellissime ed originali illustrazioni di Andrea Pistacchio: i suoi collages mettono insieme foto o illustrazioni della donna a cui è dedicato il capitolo e della rosa associata. Ogni racconto ha il nome della protagonista come titolo e, successivamente, vengono elencate le particolarità del fiore che le è stato dedicato e narrati i motivi per cui è da ritenersi valorosa.

Tante sono le storie presenti in questo volume, apparentemente molto diverse, ma tutte accomunate da una sfrenata voglia di libertà che ha portato le protagoniste ad incontrare più e più ostacoli nel corso della loro vita. Credo non sia un caso, infatti, la scelta di un arbusto spinoso per rappresentarle. Basti pensare a quanto i roseti siano tenaci: possono crescere nonostante non abbiano acqua per vivere, con poca terra, in un clima controverso, comunque resisteranno e sbocceranno in tutta la loro bellezza.

Profili scritti in modo chiaro, scorrevole e leggero, forse in maniera poco approfondita, ma questo invoglia ancora di più nel documentarsi, una volta terminata la lettura, su donne di cui magari non si era mai sentito parlare prima, ma che vale la pena conoscere. Ovviamente non sono solo trentacinque le donne che si sono distinte nel corso degli anni per il loro carisma, la loro tenacia e caparbietà, ma possiamo pensare che questo libro sia la prima parte di una lunga enciclopedia alla quale dovrebbe essere aggiunto ogni giorno un nuovo capitolo. Perché per essere valorose non serve avere talento o grandi doti, ma basta avere il coraggio e la forza di farsi rispettare in un mondo, che ancora oggi, non sempre è a “misura di donna”. Sono sicura che leggere della forza degli altri, rende più forti anche noi stessi, ecco perché lo consiglio.

Autore: Serena Dandini

Editore: Mondadori

Pagine: 276

Anno prima pubblicazione: 2018

 Genere: Narrativa italiana

Età lettura consigliata: 18+

CITAZIONI

“A chi le chiede oggi se si ritenga più una femminista o un’attivista, lei risponde serenamente rifiutando ogni volta le etichette che per tutta la vita hanno cercato di ingabbiarla in vari stereotipi” (Serena Dandini su Angela Davis)

“Qualche professore ammuffito una volta ha dichiarato che le donne non sono portate per la matematica. È stato ricoperto di repliche sarcastiche dalle scienziate di tutto il mondo, ma i pregiudizi vengono da lontano e faticano a morire”

CB

#49 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

PANE NERO

Miriam Mafai

Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale

TRAMA

10 giugno 1940. Cominciò così, in una serata estiva, l’avventura di guerra dell’Italia fascista. Durò cinque anni, durante i quali centinaia di migliaia di donne combatterono la più lunga battaglia della loro vita: contro la fame, contro le bombe, contro una guerra la cui fine si allontanava di giorno in giorno, sempre di più.

La dichiarazione di guerra viene accolta quasi con allegria (“finalmente!” si sente esclamare   al discorso di Mussolini). All’inizio la guerra appare eccitante, viene presa come una novità che interrompe persino in modo piacevole la solita routine… un’avventura emozionante, insomma.

Ben presto però il cibo comincia a scarseggiare, e sono le donne che ogni giorno si devono sobbarcare il compito sempre più difficile e gravoso di trovare come sfamare se stesse, le famiglie e i bambini. Gli uomini sono al fronte, a combattere. Quelli che sono rimasti sono anziani che non possono certo sottoporsi ad ore ed ore di fila per ottenere le razioni (sempre più scarse) dei tagliandi o a sfiancanti spedizioni per ottenere qualcosa al mercato nero. Ci sono uomini giovani, è vero: ma sono quelli che non possono mettere il naso fuori di casa, che devono rimanere nascosti, e che le donne devono proteggere dai rastrellamenti.

 

RECENSIONE

Miriam Mafai (all’anagrafe Maria) nasce a Firenze il 2 febbraio 1926 da Mario, importante pittore, e Antonietta Raphael ebrea lituana anch’ella pittrice e musicista.

Miriam Mafai è stata un’importante giornalista, scrittrice e politica italiana, nonché fondatrice insieme a Eugenio Scalfari e ad altri importanti giornalisti del quotidiano “Repubblica”.

Da ragazza partecipa alla resistenza antifascista a Roma distribuendo volantini contro l’occupazione tedesca. 

Nel 1956 cominciala la sua carriera giornalistica come corrispondente da Parigi.

Il 9 aprile 2012 la scrittrice ci lascia dopo una lunga malattia. 

Tra le sue opere: “L’uomo che sognava la lotta armata”, “Il giornalista”, “Diario italiano: 1976-2006” e molte altre.

“Pane nero” (pane scadente che gli italiani erano costretti a mangiare durante gli anni della guerra) racconta, attraverso il drammatico scenario della seconda guerra mondiale, la vita quotidiana di donne: madri, mogli, operaie, borghesi, mondine, principesse, fasciste e partigiane che in quei giorni si ritrovano a dover assumere il ruolo di capofamiglia nonostante il fascismo e la religione cattolica impongano la sottomissione all’uomo, ovvero il dovere di essere solo madri e mogli.

All’inizio la dichiarazione di guerra viene accolta come una “novità”, un modo di evadere dalla monotonia della loro vita. Ma la guerra dura cinque anni, anni in cui migliaia di donne sono costrette a lottare duramente contro la fame e le bombe perché gli uomini sono al fronte a combattere. Devono reggere da sole quel che rimane delle famiglie, molte di loro lavorando nelle fabbriche sempre con un salario inferiore a quello degli uomini.

Con l’occupazione tedesca molte di loro scelgono di partecipare alla lotta partigiana. In assenza degli uomini le donne diventano indipendenti e si accorgono di essere in grado di assumersi le responsabilità e di dover prendere anche decisioni importanti. Ma tornano gli uomini… con la fine della guerra e la pace conseguente le donne vengono ricacciate al loro “posto”. 

Nonostante tutto, però, in quegli anni un’indipendenza di fatto e un’autonomia di giudizio si sono fatte strada nel campo familiare e lavorativo, a tutto ciò le donne non possono più rinunciare…”Però è stato bello” affermano molte donne  rievocando gli anni di guerra insieme a MIriam Mafai.

“Pane nero” è un saggio neorealista, una storia vera e avvincente delle donne italiane e della prima emancipazione femminile raccontata magistralmente dall’autrice nel rispetto per tutte le donne di qualsiasi parte politica e ceto sociale.

Autore: Miriam Mafai

Editore: Mondadori

Pagine: 278

Anno prima pubblicazione: 1987

 Genere: Saggio storico

Età lettura consigliata: 18+

CITAZIONI

“Non esisteva più nulla, né orari né niente. L’unico pensiero che avevamo era: che fa, stasera, la sirena? Suona o non suona? E il nostro pensiero dominante, piano piano, diventò il cibo. Di giorno bisognava cercare da mangiare, di notte bisognava trovare un rifugio.’ Le donne sono, inevitabilmente, il pilastro di questa vita familiare, sconvolta rispetto al passato, ma che va organizzata, fuori e al di là delle regole consuete.”

 

“Le storie che ho qui raccontato sono tutte storie vere. Alcune di coloro con cui ho parlato hanno desiderato non vedere pubblicato il loro nome e sono state accontentate. Altre donne appaiono invece qui con il loro nome e cognome. Altre infine sono assai facilmente riconoscibili. In una storia collettiva, come questa vuol essere, eventuali particolari modificati, per desiderio delle interessate o per esigenze del racconto, non incidono sulla autenticità della vicenda”.

 

E.P.

#48 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

RICORDATI DI SORRIDERE

Daniele Di Benedetti

TRAMA

Daniele è un ragazzo di trent’anni che ha sviluppato un legame unico con la sua community di centinaia di migliaia di persone che lo seguono sui social, nei suoi eventi live e ora anche con i libri. Con loro condivide la sua vita, le sue esperienze, le sue gioie e i suoi fallimenti nella non scontata ricerca della felicità.

Daniele Di Benedetti (Roma, 1986) si definisce un risvegliatore di felicità. Attraverso i suoi canali social divulga tecniche ed esperienze personali per aiutare le persone a vivere la propria vita pienamente. I suoi video collezionano milioni di visualizzazioni e i suoi eventi dal vivo sono una via di mezzo tra un concerto e un corso di formazione.

RECENSIONE

“Ricordati di sorridere” lo potremmo definire un libro motivazionale.

Tale genere di libri sono spesso spinosi da consigliare, eppure personalmente, dopo averlo letto, mi sento di farlo.

In alcuni casi chi prende tra le mani un saggio del genere non sa esattamente cosa aspettarsi, altri invece forse si aspettano anche troppo.

In queste pagine non troverete nessuna formula magica per la felicità, ma troverete storie di coraggio, indecisione, di cadute, insuccessi e successi. “Ricordati di Sorridere” è un libro che ruota intorno a quattro A: Ascolta, Accetta, Apprezza ed Ama. Concetti banali? Forse, eppure spesso presi dalla frenesia e dagli impegni delle nostre vite li dimentichiamo. 

Questo libro, attraverso l’esperienza dello scrittore e non solo, porta il lettore, attraverso un linguaggio semplice e diretto, a confrontarsi con se stesso e con il modo in cui si è scelto di vivere la propria vita, ricordandoci appunto che, come viverla, è sempre una nostra scelta.

“Ricordati di sorridere” aiuta il lettore a sentirsi meno solo nel capire di non essere l’unico ad affrontare dei momenti no lungo la strada. Anzi, spesso sono proprio i momenti negativi che offrono nuove prospettive necessarie per il proprio percorso di realizzazione personale. Questo libro non è un libro di psicologia, ma è un racconto fatto da chi ha avuto il coraggio di ammettere di non essere più felice con la propria vita e ha deciso di fare qualcosa a riguardo.

Autore: Daniele Di Benedetti

Editore: Mondadori

Collana: Vivere meglio

Pagine: 279

Anno di pubblicazione: 2018

 Genere: Saggio

Età lettura consigliata: 16+

CITAZIONI

In ognuno di noi c’è una verità diversa, ognuno di noi ha una sua verità: è quella che dobbiamo arrivare a conoscere, per essere liberi dal dover dimostrare agli altri alcunchè su noi stessi”

“Una persona veramente di successo non è tale agli occhi degli altri, ma agli occhi di se stessi”

“Come eliminare il dolore? Posto che è inevitabile (e di questo dobbiamo farcene una ragione) l’unica strategia è accoglierlo senza combatterlo”

“C’è chi sfrutta questo meccanismo in chiave vittimistica, e dunque è sempre alla ricerca di giustificazioni e motivazioni per rimanere immobile nella sua sofferenza; ma c’è anche chi lo utilizza per evolversi e vivere felice. A quale categoria preferisci appartenere?”

 E.P.

#47 LA PIAZZA DEI BOOKLOVERS

IL GRANDE FUTURO

Giuseppe Catozzella

Una fiaba post-contemporanea

TRAMA

Amal nasce su un’isola in cui è guerra tra Esercito Regolare e Neri, soldati che in una mano impugnano il fucile e nell’altra il libro sacro. Amal è l’ultimo, servo figlio di servi pescatori e migliore amico di Ahmed, figlio del signore del villaggio. Da piccolo, una mina lo sventra in petto e ora Amal, che in arabo significa speranza, porta un cuore non suo. Amal e Ahmed si promettono imperitura amicizia, si perdono con i loro sogni in mezzo al mare, fanno progetti e dividono le attenzioni della affezionata Karima. Vivono un’atmosfera sospesa, quasi fiabesca, che si rompe quando le tensioni che pesano sul villaggio dividono le loro strade. In questo nuovo clima di conflitti e di morte anche Hassim, il padre di Amal, lascia il villaggio, portando con sé un segreto inconfessabile. Rimasto solo, Amal chiede ancora una volta il conforto e la saggezza del mare e il mare gli dice che deve raggiungere l’imam della Grande Moschea del Deserto, riempire il vuoto con un’educazione religiosa. Amal diventa preghiera, puro Islam, e resiste alla pressione dei reclutamenti. Resiste finché un’ombra misteriosa e derelitta riapre in lui una ferita profonda che lo strappa all’isolamento. Allora si lascia arruolare: la religione si colma di azione. Ma è proprio questo l’unico destino consentito? Qual è il bene promesso? L’avventura di vivere finisce davvero con la strage del nemico?

RECENSIONE

Giuseppe Catozzella con questa opera ha regalato ai suoi lettori una fiaba contemporanea, potente e illuminante.
Amal è un ragazzino pieno di vita e di “speranza” (come suggerisce il suo nome arabo). Passa le giornate a coltivare con premura e accortezza l’amicizia con Ahmed, figlio del signore del villaggio, presso il quale Hassim, padre del giovane Amal, è servitore. Amal, per la sua giovanissima età, non soffre la differenza sociale esistente tra la sua famiglia di servi e la famiglia di padroni di Ahmed. La loro è pura amicizia, fondata sull’onore, sulla fiducia e sul legame speciale che condividono con Karima. Nel corso del racconto ci sono momenti importanti di crescita e di cambiamento di Amal che lo costringono a guardare la vita con occhi diversi e con animo spesso turbato. La sua storia è la storia di tutti gli esseri umani. È la storia di chi ha la necessità di scoprire se stesso/a per focalizzare, e si prefigge di raggiungere, l’obiettivo fondamentale della propria esistenza su questo pianeta. Amal, in pochissimi anni di vita percorre un cammino esteriore ma soprattutto interiore che lo portano presso lidi nascosti e impensabili dell’anima e del cuore. Spesso si trova in situazioni indecifrabili che lo obbligano a dover reagire e a scegliere la soluzione migliore grazie esclusivamente all’istinto. Nulla è scontato nel suo percorso di vita ed è proprio questo che rende questo libro un’opera fiabesca contemporanea. Catozzella restituisce ai lettori una visione del mondo, ed in particolare degli esseri umani che lo abitano, chiara, lucida e trasparente, senza veli e senza ipocrisie. È un testo letterario da leggere, e da rileggere, e probabilmente da consigliare anche per lo studio scolastico.

 

Autore: Giuseppe Catozzella

Editore: Feltrinelli

Pagine: 272

Anno di prima pubblicazione: Febbraio, 2017

 Genere: Romanzo

Età lettura consigliata: 14 +

 

CITAZIONI

“Tutte queste cose complicatissime m’insegnò mio padre, senza dire nemmeno una parola. M’insegnò il mare, m’insegnò i pesci. M’insegnò il sole e le onde. M’insegnò il sale e la pesca. M’insegnò la pazienza. Tutto questo m’insegnò, senza mai aprire bocca. Mi parlò con i suoi gesti. Gesti che raccoglievano, come reti con i pesci, il peso dell’eredità del mondo e, senza nominarlo, me lo consegnavano.”

“C’è, tra le persone, qualcosa che le rende tanto più sole quanto più disperatamente cercano di non esserlo.”

“Se t’incammini incontrerai ciò che non conosci, ti aprirai all’ignoto. Se resti fermo t’imbatterai solo in ciò che conosci già. Sono le deviazioni che conducono alla meta.”

“Combattemmo come mai nella nostra vita. Animali a cui un vento terribile aveva strappato l’anima.”

“Volevo solo ricordarti che la felicità è un diritto di tutti, Amal. Ricorda queste parole, qualunque cosa accada alla tua giovane vita.”

Bear Krustowsky